Da via S. Andrea si accede alla facciata principale della chiesa di Sant’ Andrea, per mezzo di una lunga scalinata, inquadrata da due teste di leoni medioevali. Arrivati all’altezza del sagrato della chiesa possiamo ammirare lo splendido portale maggiore; in alto, in una nicchia è posta la statua marmorea della Madonna di Lourdes, opera del 1858.

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Il portale presenta un forte strombo la cui parete è costruita da un piano ondulato formato da archi concavi e convessi che si alternano a segmenti retti. La parte terminale dello strombo, a destra e a sinistra, mostra un ricco fregio vegetale a girali affiancato da un leone dalla folta criniera, accovacciato sulle zampe posteriori, che stringe tra gli artigli una bestia acefala.
Sulle facce esterne dei montanti del portale si snodano tralci vegetali in cui si muovono animali; sulla destra appare l’unica figura umana. Sulle facce interne, a destra è raffigurato il peccato di Adamo ed Eva sormontato dalla vergine allattante, mentre a sinistra un Cristo benedicente sovrasta una lotta fra animali.

La lunetta ha l’immagine di una Deesis bizantina raffigurata in un ambiente formato da tre arcate rette da quattro colonne con capitelli corinzi; all’interno del basamento delle colonne sono collocati i simboli dei quattro Evangelisti. Le arcate polilobate sono sottolineate da una decorazione a foglie d’acanto con grossi pomi all’incontro dei lobi; in quella centrale, trilobata, siede il Pantocrator, mentre in quelle laterali, a due archi, stanno la Madre di Dio e Giovanni Battista. Accanto alla Deesis sono rappresentati in profilo due grandi angeli che, inginocchiati, sostengono con entrambe le mani un turibolo. Le considerazioni sulla datazione e sullo stile del portale variano sensibilmente a seconda dei critici; da una datazione che fa risalire l’opera all’esordio del XVI sec. (Maksimovic’) ci si sposta alla fine del XII sec. (Fiskovic’, Shulz e Calò Mariani) e gli anni di Federico II (Bertalux). L’autore della Deesis del portale di S. Andrea, come ricaviamo dall’iscrizione sottoscrittavi: “Incola Traensis Sculpsit Simeon Raguseus”, è uno slavo che abita a Trani; la sua formazione si colloca perciò tra due province, che, pur artisticamente legate a Bisanzio, nel contempo intrattengono molteplici legami con l’arte occidentale.

 

Dal rilievo a cui lo scrivente ha sottoposto il portale, si possono trarre con certezza alcune conclusioni: esso si presenta composto da parti più antiche sicuramente riciclate; parti che presentano unità di stile e di composizione, parti fatte a imitazione e completamento di parti più antiche. Fatta eccezione per Deesis e per i montanti che, come già detto, risalgono al periodo in cui fioriva il romantico pugliese, resta l’interrogativo di quando il portale sia stato “composto” nella sua attuale definizione.

 

Riandando alla storia stessa della chiesa, si può ipotizzare che il portale, così com’è (cioè nella sua redazione ultima), è da riferirsi ad un periodo successivo all’insediamento dei Frati Minori Osservanti. È, infatti, possibile che, valorizzando pezzi scultorei più antichi della stessa chiesa del SS. Salvatore, o della distrutta chiesa di S. Andrea, o di altra chiesa antica per fama di cui restavano pezzi erratici, nel periodo di costruzione dell’attuale chiesa di S. Andrea (metà sec. XVII – inizio sec. XVIII) si sia pensato di dotarla di un portale adeguato alla sua nuova importanza, “completato” nelle parti mancanti con un lavoro a più mani.

Prof. Luigi Nunzio Dibenedetto