03Entrando in chiesa si rimane colpiti dalla luminosità dell'ambiente; il pavimento in cotto, ricostruito in base alle tracce ancora presenti sotto gli stalli del coro, è frutto dei recenti lavori di restauro progettati e diretti dall'architetto Francesca Onesti, e curati dal restauratore Cosimo Cilli. La pavimentazione esalta la semplicità della struttura architettonica: archi a tutto sesto scandiscono le quattro campate della navata centrale, illuminate da lampadari a cono, in ottone, traforati a disegno di piccole croci. Sulla controfacciata sotto il finestrone la tela dell'Assunta (2), dipinto attribuito alla scuola di Luca Giordano (1634-1705). Sempre in controfacciata, sul muro verso nord, una lapide (3) riferisce la notizia della consacrazione della chiesa nel 1592.

(A) Navata centrale

Altre due lapidi sono collocate sulle facce interne dei pilastri dopo la terza campata: quella di sinistra (4) è dedicata a Giovanni Giacomo Ambrosi, morto nel 1748, quello a destra (5), posta nel 1594, a Vincenzo e Nicolò De Annis. La chiave di volta dell'arco della quarta campata è costruita da una lapide di Berardo Bastardis di dedica alla Beata Vergine. Sul pavimento, al centro della navata, nei pressi del presbiterio, si ammirano i marmi policromi della lapide (6) di Giulia Gattola Carafa Della Marra, morta il 23 marzo 1698; ancora una lapide (7) sulla faccia interna del quarto pilastro a sinistra ricorda il rifacimento della cappella di S. Francesco da Paola ad opera di Vincenzo De Ninno nel 1853.

(B) Presbiterio

Un grande arcone immette nel presbiterio; da segnalare, sul pilastro a sinistra, un piccolo bassorilievo in marmo (8); raffigura l'Annunciazione ed è opera del 1400 secondo Salvatore Santeramo. Sulla faccia interna del pilastro destro si nota la lapide (9) posta nel 1583 dalla famiglia Vultabio per Nicola Simone, morto giovane. Il pavimento del presbiterio, in cotto e maioliche, è stato riproposto seguendo le tecniche antiche della ceramica dipinta a mano durante i recenti lavori di restauro in base a pezzi erratici delle mattonelle originali. Sull'altare maggiore troneggia la tela (10) della Madonna del Soccorso con S. Giovanni Battista e S. Paolo, opera della seconda metà del 1500. L'altare maggiore, della prima metà del 1600, è adorno di colonne di marmo veneto rosso-bruno ed è opera di Onofrio Calvano di Napoli, autore anche del monumento funebre (11) di Troiano Marulli sito sulla parete sinistra del presbiterio, il cui busto è stato scolpito da Guglielmo Giovene. Sempre sulla stessa parete, ai fianchi del monumento, due lapidi ricordano: quella del 1636 a sinistra (12) Giovanni Battista Marulli e quella del 1624 a destra (13) Francesca De Felices Marulli. Sulla volta lo stemma in pietra del comune di Barletta che attesterebbe, per Francesco Saverio Vista, il contributo pubblico nelle spese di edificazione.

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(C) Coro

Dietro l'altare maggiore, un'altra tela (14), raffigura la Madonna con Bambino, con i santi Ludovico, Bonaventura e Bernardo e va anch'essa riferita alla seconda metà del 1500. Di fronte è il pregevole coro in legno di noce, larice e abete del maestro falegname Angelo Casella e del maestro intagliatore Federico Ferrara, entrambi di Napoli; datato 1599, porta scolpito un santo sopra ciascuno degli stalli del secondo ordine. Vicino all'ingresso della sala parrocchiale sul pavimento una lapide (15) ricorda Padre Bonaventura da Fasano morto nel 1633. Sulla parete sinistra, sopra il coro, una tela (16) di scuola napoletana del sec. XVII, S. Orsola fra S. Leonardo abate e S. Rocco. Al centro del coro in alto, lo stemma (17) della famiglia Cicala Della Marra, il cui sepolcro era situato nel pavimento.

(D) Sala parrocchiale

Nella sala parrocchiale, sulla parete destra un cassettone (18) della fine del Cinquecento riccamente intagliato, sormontato dall'alzata (19) dell'altare situato un tempo nella cappella di S. Francesco D'Assisi. A sinistra una tavola (20) di scuola lombardo-veneziana raffigurante la vergine col Bambino, fine sec. XV, inizi sec. XVI, e a destra un'altra tavola (21) con la Madonna e Gesù, in piedi dalla fine del sec XV, attribuita a Cristoforo de Lendinara, detta Madonna del giglio. Nella parete di fronte si apre una nicchia (22) che attualmente accoglie la statua dell'Addolorata in attesa che venga restaurata la statua lignea del 1700 di S. Francesco da Paola. Al di sotto un fregio in marmo del sec. XVI ritrae un mascherone al centro di volute; più in alto la lapide (23) di Martino e Ventura De Girardis del 1560 con la dedicazione originaria della sacrestia. Intorno, in senso orario, si può ammirare parte della ricca quadreria che la chiesa possiede. Quattro scene evangeliche della scuola di Paolo de Matteis (1662-1728). Le scene raffigurano, in basso a sinistra: Gesù al pozzo con la Samaritana (24); la tempesta sedata (25);la peccatrice che asciuga i capelli al Signore in casa di Simone (26); l'incontro di Cristo con la Maddalena (27). Sulla parete sinistra un'icona (28) di S. Andrea Apostolo opera di Gheoghi Dimov del 1998 e tre tele: una (29) raffigurante il Miracolo di Soriano di Francesco Antonio Altobello (1637-1695), un'latra (30) con la Visitazione della scuola dell'Altobello; sec. XVII e la terza (31) dell'Addolorata, di scuola napoletana del sec. XVIII. Sulla parete dell'ingresso una tela (32) di S. Biagio, del sec. XVII.

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(E) Cappella delle reliquie

Riattraversando il coro si giunge in quella che un tempo era la cappella dell'Addolorata, dove è posto il primo dei due ingressi laterali, moderno, degli anni trenta del '900; a sinistra si erge l'altare ligneo delle reliquie (33); questo è scolpito a rilievo e diviso, intorno ad uno spazio centrale, in ventiquattro nicchie contenenti busti di santi in legno dorato; altri tre busti, di proporzioni maggiori, sono posti in alto sopra la cornice: tutti hanno sul petto una reliquia. Nel riquadro centrale è posta una tela con S. Giacomo della Marca, databile alla fine del sec. XVI. Sul pavimento la lapide (34) in marmi policromi della famiglia Samuelli.

(F) Navata laterale destra

Proseguendo per la navata sulla parete a sinistra sono visibili due finestre disposte simmetricamente ai lati di una nicchia che ospita la statua (35) di S. Giovanni Battista attribuita alla scuola del Sansovino (1486-1570). Al di sotto una scala conduce ai locali sotterranei, il primo dei quali ospita il fonte battesimale (36) in pietra, di forma ottagonale, molto semplice e privo di decorazioni: è una imitazione moderna dello stile romantico. Negli altri locali, che seguono il percorso dei sepolcreti, corrispondenti alle cappelle sovrastanti, verranno posizionate le numerose lapidi che hanno senato la storia della chiesa e la presenza in essa della nobiltà locale. Gli ambienti sono stati restituiti alla fruizione grazie i recenti lavori di restauro, che hanno rimarcato l'assenza di fondazioni tardo antiche o medioevali e l'unitarietà di costruzione delle fondamenta della chiesa cinquecentesca. Sulla parete sinistra del primo arco vi è una pregevole tavola (37) raffigurante la Resurrezione della fine del sec. XVI. Sul pilastro destro, nella faccia interna verso la navata laterale, una lapide (38) del 1594 dedicata a Maria Centurione Vultabio. Addossato allo stesso pilastro, all'interno dell'arcata c'è l'altorilievo in marmo, opera del 1765 dello scultore Antonio Baldi su disegno di Francesco De Mura, del giureconsulto Nicolò Fraggianni (39). Di fronte, sull'altro pilastro dell'arcata, una lapide (40) ricorda la consacrazione della cappella di famiglia da parte di Agnello Fraggianni nel 1746.

(G) Cappella Fraggianni

Sull'altare di questa cappella, una tela (41) di Francesco De Mura (1656- 1782) raffigura la famiglia della Vergine. Ai muri laterali della cappella si addossano due monumenti funebri: a sinistra (42) di Antonio Fraggianni e del fratello Didaco, eretto dopo il 1738, anno della morte di quest'ultimo; di fronte (43), a destra, di Francesca Acquaviva Fraggianni, moglie di Antonio, morta nel 1737 e di cui si ammira il busto in marmo bianco. Sul pilatro successivo, nella faccia interna destra, una lapide (44) ricorda Stefano Herbes, morto nel 1772.

(H) Cappella SS. Sacramento

06Il pavimento in cotto e maiolica è opera dei recenti restauri come quello del presbiterio; sul muro che sovrasta l'altare una tela (45) con l'Immacolata della scuola del De Mura, inizi sec. XVIII. Il cancello (46) che chiude la balaustra in marmo è opera di artigiani locali della fine dell'800 e proviene dalla cappella di S. Francesco da Paola; porta infatti le insegne della confraternita omonima. Alle pareti due tele di scuola napoletana del '700, a destra S. Raffaele e Tobiolo (47) e a sinistra S. Margherita da Cortona (48); sempre a sinistra, in basso, in una nicchia, statua lignea (49) di S. Caterina d'Alessandria, di pregevole fattura , databile fra la fine del sec. XVI e gli inizi del sec. XVII. Nella stessa cappella è posta la statua lignea del Sacro Cuore (50), patrono della parrocchia, opera di Giuseppe Stufflesser del 1984.

(I) Sacrestia

A destra una porta immette nella sacrestia intitolata al Canonico Salvatore Santeramo, insigne storico barlettano e rettore della chiesa; Giovanni Paparella data la costruzione di detta sala al 1902. Di fronte un altare in marmo e, sul muro che lo sovrasta, un dipinto (51) raffigurante la Trasfigurazione del Signore, copia del sec. XVII di un'opera di Marco Pino; a sinistra un crocifisso processionale (52). Sulla parete destra una tela (53) che raffigura un Cristo con la Croce, copia del sec. XVII da un'opera di Sebastiano del Piombo (1485-1547) e un'altra dell'Addolorata (54) inizi sec. XIX. Sulla parete dell'ingresso una tela di scuola napoletana del '700, S. Antonio da Padova (55).
Tornando nella navata laterale sul muro che segue, in alto in due nicchie la statua lignea (56) di S. Raffaele e Tobiolo, di ottima fattura, databile tra la fine del sec. XVIII e gli inizi del sec. XIX e la statua marmorea (57) di S. Michele Arcangelo, opera devozionale del secondo '800. Al centro una monofora (58) liberata in occasione dell'attuale assetto della chiesa. Segue il secondo (59) degli ingressi laterali, liberato dal muro che l'ostruiva e ripristinato nelle sue forme durante i recenti lavori di restauro; all'esterno il portale è inquadrato da una cornice a toro e scozia, rifinita in alto da un arco a grani distanziati. Nel vano è da segnalare la tela (60) di Andrea Vaccaro, Madonna col Bambino e S. Caterina, del sec. XVII. A seguire una tela (61) di Cesare Fracanzano e Carlo Rosa, Natività, del sec. XVII.

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(L) Navata laterale sinistra

La parte superiore del primo altare presenta un fastigio in legno intagliato e dorato. All'interno si ammira una pregevole tavola (62) della Madonna in trono col Bambino firmata "Alvix Vivari MCCCCLXXXIII P." (pinxit). L'immagine ripropone un modello che è tipico di A. Vivarini. Nella parte inferiore dell'altare in legno dipinto è situata la statua di Cristo Morto (63) sec. XVII, oggetto di speciale devozione in questa chiesa (in particolare va ricordata la tradizionale "predica all'oscuro" del Venerdì Santo). A sinistra, sulla controfacciata, una lapide (64) in marmi policromi del 1717 ricorda la sepoltura della famiglia Pappalettere; un'altra lapide (65) riferisce il contenuto della bolla di Gregorio XIII del 1578, riguardante la chiesa di S. Andrea.
08Nell'altare successivo il paliotto (66) è costruito da una lastra di marmo con una lunga iscrizione sepolcrale della famiglia Cognetti del 1560; sulle pareti laterali quattro bassorilievi in stucco raffiguranti scene dell'Antico e Nuovo Testamento. L'altare, dedicato a S. Antonio, reca in alto un dipinto su tavola (67) del santo di Padova del sec. XV, attribuito ad A. Vivarini. Per terra, di fronte all'altare, nel vano segnato dall'arcata, è la lastra marmorea (68) di Ottaviano Cognetti, posta dal nipote nel 1523.
Il terzo altare è dedicato a S. Pasquale Baylon e fu elevato a devozione della famiglia Caggiani; passò poi alla famiglia Esperti nel 1784; una piccola statua (69) in legno del santo, del sec. XVIII, è posta nella nicchia sopra l'altare. Sulla cimasa dell'altare è posta una piccola tela (70) con S. Andrea della Scuola di C. Fracanzano, sec. XVII.
Nel vano successivo, un tempo cappella di S. Francesco d'Assisi, in una nicchia è collocata una statua (71) di S. Francesco da Paola, datata 1902 ed opera di Dionisio Matteo di Monte S. Angelo. Al centro della parete l'organo (72) proveniente dalla chiesa di S. Cataldo presenta vivaci decorazioni floreali; è opera del 1776 di Domenico Antonio Rossi, organaro napoletano. In Alto tre tele; nella prima, da sinistra, di scuola napoletana deli inizi del sec. XVIII, (73) è raffigurato S. Diego. Al centro una tela (74) di Francesco De Mura, S. Francesco in estasi, del sec. XVIII. La terza tela (75), tipologicamente affine a quella di S. Diego, raffigura le sante Chiara ed Elisabetta; la cappella appartenne alla nobile famiglia dei Gaeta dal 1556 fino all'estinzione della stessa; nel 1673 passò ai Santacroce.
Al di sopra dell'arco che conduce all'ultima cappella i recenti lavori di restauro hanno portato alla luce una piccola abside affrescata (76) con la scena della Pentecoste, databile alla fine del sec. XVI. L'altare che segue è dedicato a S. Francesco da Paola raffigurato in una tela (77) seicentesca di scuola napoletana posta sull'altare in marmo eretto nel 1583 da un gruppo di cittadini che curarono anche il restauro della cappella. A destra, sottolineato da un arcone, è collocato il pregevole crocifisso ligneo (78), opera di ambito meridionale databile al pieno sec. XVI. Chiude la ricca quadreria della chiesa una Via Crucis di scuola napoletana del sec. XVII dislocata sui pilastri interni delle navate laterali.

Prof. Luigi Nunzio Dibenedetto

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